iccMAX

iccMAX come funziona nella stampa di grande formato

iccMAX offre un nuovo modo di comunicare, parlare concretamente della luce, del colore e della sua composizione. Conosciamolo meglio e scopriamo perché serve anche nel grande formato.

Le nuove specifiche iccMAX sono state approvate dalla commissione internazionale del colore (o International Color Consortium) nel luglio del 2016, e dalla relativa commissione tecnica ISO (o ISO TC Technical Committees) composta da 130 membri volontari che hanno approvato all’unanimità la bozza esecutiva della ISO 20677 correlata.

Senza svenimenti o mal di testa repentini da mirabolanti inglesismi, sigle, acronimi e numeri che potrebbero in questo momento non trasmetterti alcuna informazione vitale, va invece detto che il colore è una scienza, come tale va trattato e, quindi, ho costruito questo articolo apposta per favorire in modo semplice e facile l’apprendimento di queste informazioni.

Cosa è ISO 20677? Perché è correlata a IccMAX?

La ISO 20677, è il documento ufficiale ISO che descrive: la tecnologia di gestione colore, le estensioni dell’architettura, profilo, formato, e struttura del dato correlata. Più correttamente è definita ISO/FDIS 20677 Image technology colour management – Extensions to architecture, profile format, and data structure.

Sulla base delle dichiarazioni (del 2014) di William Li, ICC Co-Chair e Kodak Color Technology Manager, “iccMAX è una espansione di particolare rilevanza per il formato originale del profilo ICC”.

“Gli operatori non saranno più obbligati a basarsi unicamente sullo standard da sorgente luminosa D50, per assenza di supporto di dati relativi allo spettro luminoso o per l’impossibilità di utilizzare uno strumento di misurazione 3D”.

William Li ha inoltre aggiunto che: “Il risultato è quindi una nuova generazione di colour management system, unitamente ad un sistema referenziale pensato per portare le aziende a sviluppare soluzioni rapide per il proprio mercato di riferimento”.

Presentato inizialmente a Boston durante la ICC DevCon 2014, quindi non da poco, il nuovo standard iccMAX è oggi definitivamente entrato a far parte dell’industria della stampa digitale di grande formato con ONYX.

ONYX, per prima, ha sviluppato il suo nuovo RIP ONYX 18 con il pieno supporto al nuovo standard iccMAX.

Aggiornamento 2022: sia ONYX RIP che CALDERA RIP offrono pieno supporto a iccMAX.

A cosa ci si riferisce parlando di iccMAX?

Quando si parla di iccMAX ci si riferisce alle nuove specifiche rilasciate dagli ICC Labs (che è l’acronimo di International Color Consortium Labs), per risolvere alcune importanti limitazioni della prima versione dello standard ICC ma senza sostituirlo integralmente.

Di fatto, iccMAX migliora l’architettura ICC di base sia dal punto del vista degli aspetti tecnici colorimetrici di rappresentazione, sia dal punto di vista degli aspetti correlati all’aspetto tecnologico produttivo.

È indispensabile quindi affermare che iccMAX non è pensato per sostituire integralmente ICC v4, con la sua architettura attuale, ma è di fatto una sua estensione, o alternativa nel caso in cui le specifiche ideali del caso industriale analizzato non possono trovare piena rappresentazione dalla ICC v4.

Si tratta perciò di un passo in avanti epocale. Passaggio evolutivo che include e includerà sempre di più anche l’industria della stampa digitale di grande formato. Sono molteplici infatti i cambiamenti tecnologici in atto nel mercato wide, superwide, flatbed e tessile a getto d’inchiostro.

Cosa è iccMAX?

Per spiegartelo senza uscire dal seminato linguistico e proprio del settore colore, utilizzerò ugualmente parole semplici e comprensibili a tutti, e seguirò le linee guida ufficiali della International Color Consortium. Te lo garantisco.

ICC MAX è il nuovo sistema di gestione colore che sorpassa i limiti della colorimetria basata sulla rappresentazione D50

Cosa è D50?

D50 è la sigla che identifica con D tutta la serie di fonti luminose che sono valide per la rappresentazione della luce naturale diurna. Queste sono difficilissime da produrre artificialmente dall’uomo ma sono facili da caratterizzare matematicamente.

Lavorando nel colore, si parla di standard D50 per la rappresentazione della luce sull’orizzonte a 5003 K (temperatura in gradi Kelvin).

La specifica iccMAX è stata approvata dalla commissione ICC, quindi non si torna più indietro. È utile sapere che esiste e perché esistono, come si riconoscono e quali caratteristiche esprimono, infine perché sono importanti per il mercato della comunicazione visiva e non solo.

Come si distingue iccMAX rispetto agli attuali ICC?

I profili iccMAX sono riconoscibili rispetto alla ICC v4 e ICC v2 perché includono nella nomenclatura del titolo la “dicitura” v5.

Inoltre rispetto alla precedente gestione colore sono inclusi nell’iccMAX anche classi (o class), sotto classi (sub-class), versioni linguistiche (versioning) e informazioni di titolazione che differiscono rispetto a quanto fino ad oggi visto con la ICC v4.

iccMAX e la retrocompatibilità: come il presente sia adegua al passato

Come è logico che sia, iccMAC offre un significativo miglioramento delle funzionalità già offerte in passato dalle specifiche della ICC v4.

È un dato di fatto che per alcuni settori industriali, la ICC v4 (e per alcuni la ICC v2) incontrano già al meglio le necessità esistenti. Per il mercato delle arti grafiche in parte è già così, ma con iccMAX si va ben oltre.

Ciò significa che il nuovo iccMAX non verrà necessariamente adottato da tutti i settori industriali oggi, ma forse potrà esserlo in futuro.

In alcuni settori merceologici l’arretratezza tecnologica impedisce la vasta diffusione di nuovi standard e così è anche per iccMAX.

Oggi siamo alle specifiche ufficiali ICC.2:2018 contenute in un pdf esplicativo della bellezza di 256 pagine in inglese.

Risparmiandoti la lettura, utile, ma noiosa, perché da veri scienziati del colore, proseguo nella trattazione dell’argomento con parole davvero comprensibili da tutti coloro che hanno stampato o sentito parlare almeno una volta di profilo colore in modo professionale.

Cosa è iccMAX CMM (Colour Management Module)

Parlando di retrocompatibilità è bene sapere che il modulo iccMAX CMM (CMM, acronimo di colour management module) è del tutto retrocompatibile e riconoscerà correttamente profili ICC v2 e ICC v4. Anche se, per ovvie ragioni (essendo un migliorativo!), non ci si aspetta che iccMAX sia compatibile con i v4 CMM.

Per questo ICC ha fornito un modello di corrispondenza ufficiale per una corretta adozione del nuovo iccMAX.

Cambiamenti fondamentali da sapere apportati dai profili iccMAX

Profile Connection Space (Profilo di Connessione dello Spazio)

Con ICC v4 PCS era stato determinato lo standard colorimetrico D50, considerato indispensabile per assicurare la migliore interoperabilità e ridurre al minimo il rischio di ambigue rappresentazioni del colore.

Con iccMAX di fatto è permessa un flessibilità nella scelta dell’illuminante e delle funzioni di color matching (per la corretta corrispondenza cromatica tra due soggetti o misurazioni effettuate).

In parole povere è possibile adottare un PCS (o Profilo di Connessione dello Spazio – colore) opzionale che permette di raggiungere la corrispondenza tra le rappresentazioni e semplifica la scrittura e archiviazione dei dati come attributi del profilo v5.

Supporto per l’estensione delle funzionalità previste con il nuovo CMM correlato all’arrivo di iccMAX

Essendo una vera nuova pietra miliare per l’industria del colore con iccMAX è possibile immagazzinare nel profilo v5 una quantità di nuovi dati davvero notevole, per un livello di accuratezza superiore rispetto al passato (alcuni dei dati immagazzinabili non sto neppure a tentar di spiegarveli perché sono dettagli da programmatore/scienziato del colore, quale io non sono, e rischierei di scrivere cose non appropriate).

Cosa include iccMAX nel CMM

Con iccMAX è possibile quindi includere nel CMM:

  • Dati dello spettro luminoso
  • Misurazioni e dati utilizzati a partire dal formato CxF
  • Un nuovo sistema di codifica del Nome Colore e quindi della denominazione della tinta
  • Nuovi GBD o Gamut Boundary Description (cioè nuovi modelli di rappresentazione descrittiva del Gamut).

NOTA SPECIALE: Per chi non avesse mai sentito la parola “gamut” o “gamut colore”, si indica con la parola gamut l’insieme dei colori riproducibili, e descrivibili in modo matematico e su assi cartesiani, da un determinato dispositivo: schermo del vostro smartphone o computer, stampante dell’ufficio, macchina da stampa analogica o digitale.

Ora, per applicare il concetto di Gamut alla vita da stampatore di grande formato, ti propongo di fare una prova: 

  • Prendi ad esempio un plotter 160 cm a solvente e un plotter latex, uno UV curable e uno UV LED e stampa lo “stesso rosso”
  • Avvicinati a due monitor e apri lo stesso file rosso mandato in stampa
  • Manda quindi lo stesso patch rosso salvato in .jpg e .pdf sul tuo smarphone via e-mail

Scoprirai che ciascuno dei 7 dispositivi davanti a te rappresenta quel rosso in modo differente, questo perché hanno gamut differenti. (Fai la prova sotto la stessa fonte luminosa perché se la vari osservi anche un’altro fenomeno, detto metamerismo, e soprattutto fai l’esperimento senza barare se possiedi dispositivi già profilati e uniformati da un professionista!).

Lo scopo della scienza del colore e l’impiego dei profili ICC è quella di uniformare il linguaggio matematico rappresentativo dell’informazione del colore osservato e favorirne la più corretta rappresentazione possibile su ciascun dispositivo, sia questo RGB o CMYK.

Esistono poi modalità tecniche operative per fare in modo che tutti i dispositivi non solo rappresentino correttamente l’informazione colore ma adeguino tale rappresentazione del rosso in modo uniforme dal dispositivo più limitato a quello più performante, dove quelli più performanti verranno penalizzati per ovvie ragioni di adeguamento e conformità tra dispositivi.

Qualora un dispositivo tra quelli analizzati non sia in grado di riprodurre il rosso di riferimento originale, non potrà essere neppure preso in considerazione in caso di valutazione.

Il RIP software di stampa con il “motore colore” interno (proprietario o acquistato e integrato) è in grado di adeguare l’informazione matematica nel modo migliore rispetto al gamut di ogni dispositivo di stampa, in considerazione di tutte le variabili presenti in quel momento.

Il nuovo modello di calcolo multiplo per iccMAX supporta molteplici tipologie di dispositivi per la migliore rappresentazione possibile semplice attraverso l’impiego delle più moderne rappresentazioni matematiche.

Profili Abbreviati CMM sono in grado di selezionare e definire la migliore trasformazione attraverso la modalità di trasposizione del registro colore secondo lo standard ICC e questo potrà essere specificato in un profilo v5 per una completa trasformazione.

In quali mercati iccMAX potrà fare la differenza?

Ci sono mercati in cui probabilmente iccMAX non verrà mai impiegato. Ma l’ausilio di iccMAX cambia e cambierà radicalmente il risultato ufinale di stampa in termini di precisione e qualità ripetibile nel tempo:

  • Settore medicale,
  • Produzione anche stampata per il settore medicale,
  • Stampa Fine Art,
  • In caso di registrazione di informazioni colore online per la visione online,
  • Per impiego di nuovi dispositivi presenti e futuri in determinati mercati.

Hai bisogno di maggiori informazioni? Vuoi ulteriori approfondimenti riguardo a RIP Software e iccMAX? Contattaci ora.

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