compatibilità inchiostri e tensione superficiale

Compatibilità di supporti rigidi e inchiostri UV: consigli e soluzioni pratiche

Di fronte ad esiti di stampa inaspettati la domanda è sempre la stessa: di chi è stata la colpa? Della stampa, del materiale o dell’inchiostro? Virgilio Randellini, Responsabile Tecnico di Fenix Digital Group, ne ha parlato durante una diretta ne Il Club degli stampatori digitali approfondendo il tema della tensione superficiale di inchiostri e materiali, e fornendo alcune dritte per non farsi più cogliere impreparati.

compatibilità inchiostri e tensione superficiale

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Uno scenario tipico per chi si occupa di stampa digitale

Immaginiamo di dover stampare del forex. Cosa facciamo?
Prima di tutto acquistiamo il materiale. Poi ci procuriamo gli inchiostri e la stampante giusta, e una volta completato il progetto grafico procediamo con la stampa. Un iter ormai scontato, che quasi sempre ci permette di ottenere il risultato sperato ma ogni tanto no. Come mai?

Le richieste di assistenza – Virgilio ce lo conferma – sono spesso confuse. Difficilmente chi richiede un intervento tecnico ha chiaro dove si possa essere generato il problema della sua stampa digitale.
Eppure la questione potrebbe essere molto semplice: se il supporto da stampare presenta una pellicola protettiva, non bisognerebbe limitarsi a toglierla. La presenza di una pellicola, infatti, non garantisce che la superficie sottostante sia pulita. Anzi, proprio quella pellicola potrebbe aver lasciato residui di colla o altro che potrebbero “infierire” con la presa e la tenuta dell’inchiostro.
In presenza di pellicola è quindi necessario, dopo averla tolta, pulire la superficie sia per rimuovere gli ultimi residui di colla, e poi per eliminare gli olii superficiali o gli eventuali residui di lavorazione sul supporto. Ma questo intervento potrebbe non bastare.

A proposito di tensione superficiale

La tensione superficiale dei materiali soprattutto plastici è un valore che consente di determinare il livello di adesione di un liquido – l’inchiostro, nel nostro caso – ad una superficie.
In sostanza, perché un inchiostro e un supporto possano davvero “collaborare” è necessario che l’inchiostro abbia una tensione superficiale compatibile con quella del materiale su cui verrà effettuata la stampa.

Non è, dunque, solo una questione di pulizia o di corretta rimozione di pellicole e residui. Comprare supporti e inchiostri, per esempio, senza approfondire la loro tensione superficiale potrebbe generare non poche sorprese in fase di stampa. Cosa fare per evitare di trovarsi in queste spiacevoli situazioni?

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Un dato necessario

La tensione superficiale, lo dicevamo prima, è un parametro.
Un parametro di cui dobbiamo essere a conoscenza rispetto ai materiali e agli inchiostri che acquistiamo. Ottenerlo però non è sempre semplice. Infatti:

  • se da un lato i produttori di inchiostri sono tendenzialmente in grado di fornire senza problemi il dato relativo alla tensione superficiale dei propri prodotti
  • dall’altro i produttori dei supporti sono spesso meno preparati di quanto dovrebbero. Quello a cui si è assistito nell’ultimo periodo è un abbassamento generale della qualità dei supporti, accanto ad un abbassamento del know how tecnico medio. Due elementi che insieme rendono difficile il reperimento di questo tipo di informazioni.

Tensione superficiale e compatibilità: due soluzioni possibili

Se anche tu ti sei trovato o ti trovi in una delle situazioni appena descritte non scoraggiarti.
Fortunatamente esistono in commercio svariati strumenti che consentono di riempire questo vuoto informativo e di individuare il livello di tensione superficiale dei supporti per la stampa digitale. Pensiamo per esempio, tra gli altri, ai pennarelli dyne e ai liquidi dyne. Prodotti facilmente reperibili con cui analizzare ciascuna superficie e verificarne la compatibilità con lo specifico inchiostro.

Di liquidi, naturalmente, ne esistono diversi, ognuno con una tensione superficiale differente. Una volta acquistato il kit completo non bisogna fare altro che provarne uno alla volta, spalmandolo sul materiale che si intende utilizzare. Attraverso questo test sarà possibile individuare la tensione superficiale del supporto e quindi, di conseguenza, l’inchiostro più adatto per stamparlo.
Nella pratica, la tensione superficiale del supporto coinciderà (con un delta medio di circa 10 dyne/cm) con la tensione indicata sulla boccetta del liquido che si stenderà in modo più omogeneo sulla superficie.
Quando le tensioni superficiali sono molto diverse, infatti, l’inchiostro non si aggrappa al materiale e tende ad “agglomerarsi” in una bolla senza, appunto, spandersi facilmente.

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Come alterare temporaneamente la tensione superficiale dei supporti per poterli stampare?

Se ti è capitato, nel tempo, di comprare materiali e inchiostri senza verificarne la compatibilità, sappi che sei in buona compagnia. E che anche in questo caso in commercio esistono soluzioni che possono fare al caso tuo:

  1. il trattamento corona, specifico per i materiali plastici
  2. i primer e i promotori di adesione, adatti su materiali differenti quali il vetro e il metallo.

Il trattamento corona è un metodo che prevede che al materiale da stampare vengano date delle forti scosse elettriche, in grado appunto di caricarlo e di aumentarne – temporaneamente! – la tensione superficiale, riuscendo a raggiungere valori ottimali per la stampa digitale.
La durata di questo intervento sul supporto varia dai 3 ai 6 mesi, trascorsi i quali il materiale tornerà alla sua tensione superficiale originale, risultando impossibile da stampare.
Pertanto, massima attenzione: se ti troverai ad acquistare un materiale trattato in questo modo è assolutamente necessario che tu sappia quando il trattamento è stato effettuato.

I primer o promotori di adesioni invece sono prodotti chimici che intervengono sul materiale alterandone, come i precedenti, la tensione superficiale. Qui l’aspetto più delicato è la scelta del primer giusto rispetto alla superficie da trattare.

materiali da stampa su cui porre l'attenzione per la tensione superficiale dell'inchiostro

I materiali da tenere d’occhio

PMMA, Policarbonato, Polipropilene, PVC, Polietilene, PETG, Polistirolo (tutti materiali a base plastica), insieme a Vetro, Metallo e Melamminico: sono in assoluto questi, tra tutti, i materiali a cui prestare maggiore attenzione in fase di stampa. Comprarli senza preoccuparsi di avere in casa un primer o adeguato, oppure senza verificare che abbiano subito di recente un trattamento corona, è molto rischioso.
Il PMMA, in particolare, viene fornito con una pellicola, e quindi richiederà l’utilizzo di un promotore di adesione che rimuova i residui delle colle e alteri temporaneamente la tensione superficiale per renderlo più aggrappante. Soprattutto se il lavoro da fare dovrà avere una tenuta particolarmente elevata.

Sul policarbonato invece il trattamento corona non sempre è efficace, per cui meglio orientarsi sui primer, che risultano utili – qui – anche per la degassificazione del supporto, ossia la gestione dei gas presenti all’interno del materiale in modo che non si rilascino successivamente e che non creino bolle nella stampa.

Su Vetro, Metallo e Melamminico, infine, il trattamento corona ha davvero poco senso. Però, soprattutto per il vetro, è molto migliorata la performance dei promotori di adesione presenti sul mercato.

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